SUITE PER LA PAROLA


Vincitrice  del premio "Vladimir Nabokov" edizione 2008
 
 

E' bello pensare che proprio da questo momento significativo del percorso di Gabriella Cinti siano gemmate - quasi suo seguito logico - le liriche di questo libro: liriche di parola, ma non di 'parole', un po' magiche e un po' oniriche. Una 'suite' - musica, sequenza poetica - dove la Cinti (letterata di lungo corso, e vincitrice di concorsi) ha voluto, come l'Ulisse dantesco, varcare le colonne d'Ercole della sua ricerca: mostrare che il suono ha una sua forza non coadiuvante, ma potentemente integrante la parola poetica, anche in una lingua, la nostra, che - pur tributaria al greco antico, non meno che al latino - ne appare ormai abissalmente lontana.

Lo stesso titolo allude in modo sottile, ma anche preciso, alla tesi: la'Suite'è per la parola, non è una suite di parole; è, in realtà, uno strenuo esercizio che pone il suono non come semplice e necessaria espressione pubblica del pensiero, ma come testimonianza della parola e si propone di ritrovare e di far emergere in ciascuna parola, nella lingua di Dante non meno che in quella di Omero, il substrato musicale, l'armonia e il ritmo che la fa rivivere; un'operazione, dunque, che si può a buon diritto definire taumaturgia (...) Il confine invalicabile di questa operazione riguarda il lettore non l'autrice, poichè si tratta di un libro e dunque, per definizione, di parole scritte, al lettore è demandato l'esercizio, forse estenuante ma sicuramente alla fine gratificante, di farsi a sua volta taumaturgo della parola.

 

(dalla Prefazione di Pier Luigi Amietta)

 

 

 

 

 

 



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